Discorso introduttivo – Evento “PACE NEGATA
12 luglio 2025, Parco Villa Sabucchi – Pescara
Buonasera a tutte e a tutti,
ci ritroviamo qui, sotto questo cielo d’estate, in un parco pubblico – luogo di incontro, svago, vita quotidiana – per accogliere suoni, immagini e parole che provengono da una terra martoriata: il Medio Oriente.
Ma permettetemi, prima di iniziare, di proporvi un’osservazione. Quando oggi diciamo “Medio Oriente”, spesso pensiamo automaticamente alla guerra. Come se fosse una condanna geografica. Come se quelle terre fossero destinate, per qualche oscura legge, a vivere nel conflitto eterno.
In realtà, il termine “Medio Oriente” non lo hanno inventato i popoli che lo abitano. È un termine coloniale. È la proiezione di uno sguardo esterno, eurocentrico, anglo-occidentale. È da lì che dobbiamo partire, se vogliamo davvero comprendere.
Lì, in quella regione che è culla di civiltà, incrocio di popoli e religioni, si combatte da decenni una guerra che non è solo tra Stati o tra eserciti. È una guerra di potere, di controllo, di dominio geopolitico.
Il popolo palestinese, che oggi ascoltiamo attraverso la musica, le parole e le immagini, non è vittima soltanto della violenza militare israeliana. È vittima di un progetto di cancellazione: culturale, storica, politica.
Ma non è solo: oggi, il disegno imperiale che per decenni ha governato il mondo a trazione USA–UK–NATO–UE mostra segni evidenti di crisi. L’unipolarismo sta cedendo.
Le recenti vicende che coinvolgono l’Iran – sotto pressione, ma capace di resistere, rispondere, dialogare con una rete sempre più solida di alleanze euroasiatiche – sono un segnale forte. La Pax Americana, che in realtà è stata guerra permanente mascherata da democrazia, è in fase di sgretolamento.
Questo non significa che la pace sia vicina. Ma significa che il dominio non è più incontrastato.
Ed è qui che entriamo in gioco noi.
Perché se oggi possiamo parlare di “pace negata”, dobbiamo chiederci: chi la nega? Chi ne trae vantaggio? E cosa possiamo fare, concretamente, per toglierle quel “negata” e restituirle corpo, voce, realtà?
La pace non è un’assenza. È un progetto. È un’architettura che si costruisce con verità, giustizia, memoria, responsabilità.
Oggi vedremo immagini, ascolteremo suoni, parole, storie. Ma non siamo qui solo per assistere.
Siamo qui per ricordare che ciò che accade in Palestina ci riguarda. Non per astratta solidarietà, ma perché ciò che viene sperimentato lì – il controllo totale, la sorveglianza, la disumanizzazione, la propaganda – è un laboratorio. E ciò che funziona lì, prima o poi, viene applicato anche qui.
Lo abbiamo visto con la pandemia. Con la censura. Con il controllo sociale. Con l’ipocrisia dell’informazione.
Per questo oggi ascoltare la Palestina, e il Medio Oriente, è anche ascoltare noi stessi. È recuperare una verità che ci viene sottratta ogni giorno.
Allora apriamo le orecchie, apriamo gli occhi, apriamo il cuore.
E ringraziamo chi ci aiuterà a farlo: musicisti, attori, testimoni, narratori. A nome di chi ha ancora il coraggio di resistere. A nome di chi non ha più voce. A nome di chi, pur massacrato, continua a cantare, scrivere, gridare, amare.
La pace si costruisce così: ascoltando la verità. Senza più voltarsi dall’altra parte.
Grazie.