In Germania, crollo Porsche. Ovviamente la colpa è del Cremlino.
Ma la verità, cari signori della NATOeconomia, è un’altra.
Porsche ha registrato un calo degli utili dell’11% e un crollo in borsa. E sapete perché?
Perché l’industria europea – motore della Germania – è sacrificata sull’altare delle sanzioni atlantiche, delle follie green, della deindustrializzazione programmata.
Il settore automotive tedesco — una delle eccellenze mondiali — sta affondando per scelte geopolitiche suicide:
Stop al gas russo = costi energetici alle stelle
Transizione forzata all’elettrico = produzione bloccata
Mercato cinese in calo = meno esportazioni
Guerra in Ucraina = incertezza e instabilità
E ora? Si dà la colpa a Putin.
Ma il vero responsabile è l’Occidente a trazione USA, che usa l’Europa come campo di battaglia economico, militare e culturale, in nome di una "libertà" che è solo obbedienza cieca.
Quando crolla Porsche, non è solo un’azienda a cadere.
È un modello di civiltà produttiva europea che si dissolve sotto i colpi della geopolitica americana.
E l’Italia? Segue la Germania… verso il burrone.
Avv. Paola Piccone – Insieme Liberi




