giovedì 31 luglio 2025

JOVANOTTI: DA “RAGAZZO VACCINATO” A PACIFISTA TIMOROSO


Prima: il vaccino come spettacolo.

Nel 2021 Jovanotti pubblica sui social una foto mentre si vaccina contro il Covid‑19 con didascalia:

"Adulto e vaccinato". 

Poche ore dopo diventa bersaglio di tutti coloro che hanno assunto posizioni critiche nei confronti del siero sperimentale, denominati e classificati no‑vax, o nella migliore delle ipotesi free-vax. 

Viene giustamente accusato di fare propaganda al sistema. 

Qualcuno lo liquida come “venduto alle multinazionali”.

Oggi: un concerto – e la pace “alla Jovanotti”.

Il 26 luglio è salito sul palco del No Borders Music Festival a Fusine (UD): un “bike concert”, evento attorno ai 5.000 partecipanti, sold‐out in pochi minuti. 

Lì ha parlato di pace, davanti anche a una bandiera palestinese, ma con toni generici e retorici: "Per chi faccio il tifo? Per entrambe le parti, non è una questione di tifoseria. Io sono tifoso solamente per la pace, la tregua. È l'unica cosa che sono in grado di sostenere con il mio modo di affrontare la vita".

E non solo, perché  ha aggiunto: “Non ho niente di intelligente da dire su quello che sta succedendo. E siccome non ho niente di intelligente da dire, non dico niente. Prego, spero e mi auguro che questa follia ci insegni qualcosa".

In altre parole: evitare qualsiasi riferimento alla Palestina, al genocidio, o alla responsabilità morale nella guerra.

Delusione: quando il pacifismo diventa pavido e timoroso, preoccupato per la propria sorte.

Il quadro è chiaro:

Prima si schiera senza ombra di dubbio con la narrativa ufficiale sui vaccini, lasciando migliaia di fan offesi.

Poi, da palco, sorvola su una tragedia umana in atto come quella palestinese, limitandosi a una frase fatta.

La lista dei cosiddetti “artisti ribelli”, determinanti prima illusioni e poi disillusioni, si allunga: Vasco Rossi, Pelù, i Maneskin… Fanno gran cassetta, senza prendersi rischi.

E moltissime persone continuano ad andare ai loro concerti, alimentando guadagni e consenso.

Una disillusione che pesa, perché il comparto musicale, e più in generale artistico, avrebbe potuto “fare la differenza”.

Il punto: cultura condizionata + artisti conformi = silenzio colpevole

Quando gli artisti parlano, devono scegliere se informare o conformarsi.

Nel caso di Jovanotti, la scelta è caduta sul comodo.

E chi onora ancora la sua musica, dovrebbe chiedersi: È questo il contributo che voglio sostenere con il mio biglietto?

Avv. Paola Piccone

Insieme Liberi