mercoledì 23 luglio 2025

Presentazione del libro "Morire per la NATO?" - 19 luglio 2025 - Chiacchierata con l'Autore

 

Nel corso della presentazione del libro "Morire per la NATO?" approfittando della estrema competenza dell'Autore, Fabio Filomeni, che in quell'organizzazione e per quell'organizzazione, per conto dell'Italia, ha operato, ho posto delle domande scomode sulla NATO e sulla sovranità italiana.

Nel dibattito sulla sovranità e sull’uscita dall’orbita atlantica, molte domande vengono poste da chi inizia a guardare con occhio critico il ruolo della NATO e degli Stati Uniti nella politica italiana. Proviamo ad affrontarle insieme, in forma discorsiva, aperta ma rigorosa.

La prima domanda che spesso emerge è: Come liberarsi della NATO? 

Uscire dalla NATO è giuridicamente possibile: l’articolo 13 del Trattato Nord Atlantico prevede la possibilità per ogni Stato membro di recedere con un preavviso di un anno. Quindi non si tratta di un’utopia, ma di una decisione politica. Il vero ostacolo è la volontà: serve un governo disposto a rompere con il servilismo atlantico. Serve un popolo che non creda più alla favola dell’Occidente buono e democratico. Serve un risveglio delle coscienze. E serve anche una nuova idea di internazionalismo: uscire dalla NATO non significa isolarsi, ma ridefinire alleanze su basi di rispetto reciproco.

Un’altra domanda fondamentale è: L’Italia ha davvero 120 basi militari NATO e USA? E se uscisse dalla NATO, potrebbe liberarsene? 

Sì, l’Italia ospita circa 120 installazioni militari riconducibili alla NATO e/o agli Stati Uniti, tra basi aeree, depositi, centri di comando e poligoni. Molte sono formalmente italiane, ma messe a disposizione degli Stati Uniti tramite accordi bilaterali riservati. Uscire dalla NATO non basterebbe: per liberarsi delle basi USA, l’Italia dovrebbe disdire questi accordi uno a uno, come fece De Gaulle in Francia nel 1966. Serve coraggio, serve indipendenza, serve una visione di lungo periodo.

Arriviamo allora a una domanda cruciale: La sudditanza dell’Italia agli USA è irreversibile? E cosa rischiamo se ci ribelliamo? 

Non è irreversibile, ma è molto radicata. È frutto di decenni di scelte politiche, di condizionamenti economici e culturali. Ribellarsi significa esporsi a ritorsioni economiche, pressioni diplomatiche, destabilizzazioni interne. Ma ogni nazione che ha riconquistato la propria sovranità ha dovuto affrontare tutto questo. La libertà ha un prezzo, ma la sottomissione ne ha uno ancora più alto.

Infine, una domanda che riguarda la nostra memoria politica: Ci sono stati politici in Italia, dal 1949 ad oggi, che hanno assunto posizioni sovraniste e ribelli? Quale è stato il loro destino? 

Sì. Alcuni nomi emergono con chiarezza. Enrico Mattei, che sfidò i monopoli angloamericani dell’energia e morì in un attentato mai chiarito. Aldo Moro, che cercò una terza via tra blocchi e fu rapito e ucciso in circostanze opache. Bettino Craxi, che si oppose alle ingerenze USA nel caso Sigonella e fu politicamente distrutto. Giulio Andreotti, che più volte ammonì sull’eccessiva presenza americana, fu processato per mafia per decenni. Berlusconi, che nel 2011 subì pesabti pressioni nazionali e internazionali, un vero commissariamento politico dopo aver manifestato segni di contrarietà ai diktat dell Troika (UE, BCE, FMI), criticando l'interventismo della BCE, e quindi di Draghi, e il ruolo dei mercati nel minare la sovranità nazionale. Nessuno di loro era un rivoluzionario antisistema, ma tutti pagarono un prezzo. Allo stato attuale delle cose e alla luce delle prospetive politiche ed economiche, piuttosto che attendere la venuta di un nuovo leader, bisogna muovere le masse e attivare una rivoluzione ancor prima culturale che parta dal basso. Non secondaria è la questione legata alla lealtà tra movimenti e chi li rappresenta e promuove. Lo sforzo deve essere indirizzato nella ricerca di denominatori comuni e non la presupposta elevazione di personalismi e particolarismi divisivi con la scusa della conservazione di presunte identità.

Oggi tocca a noi. 

Tocca a noi decidere se continuare ad accettare un destino scritto da altri, o se iniziare a scriverne uno nuovo. 

Con coraggio. Con verità. Con dignità.