Che cosa è successo:
La famiglia Agnelli‑Elkann (attraverso Exor) ha deciso di vendere Iveco Group alla Tata Motors per circa 3,8 miliardi di euro, una delle operazioni strategiche più consistenti in Europa nell’ultimo anno.
Parallelamente, la divisione difesa Iveco Defence Vehicles (IDV) è stata ceduta alla Leonardo per 1,7 miliardi, restando così in mani italiane su pressione del governo.
I numeri della cessione
Valore complessivo: 5,5 miliardi di euro
Quota Exor: oltre il 27% di capitale e il 43% dei diritti di voto.
Occupazione: circa 36.000 dipendenti globali, di cui 14.000 in Italia
Siti produttivi: 19 stabilimenti, inclusi Torino, Brescia, Suzzara, Foggia, Bolzano.
Le prime reazioni: titolo Iveco in Borsa +6% dopo l’annuncio, ma sindacati e istituzioni in allarme.
Le critiche e la preoccupazione
FIOM-CGIL, UILM e FIM-CISL denunciano la mancanza di confronto e chiedono un intervento urgente del governo per difendere occupazione e industria nazionale.
Carlo Calenda sollecita l’uso del Golden Power per bloccare o condizionare l’operazione vista l’importanza strategica dell’azienda.
Il governo di Giorgia Meloni, rappresentato dal Ministro Urso, afferma di vigilare sull’operazione, senza però attivare strumenti concreti di controllo o blocco.
Perché tutto questo è grave
1. Exor smonta il tessuto industriale italiano pezzo dopo pezzo (da Ferrari, a Marelli, CNH e ora Iveco), favorendo profitti di breve termine per gli azionisti, non crescita reale del Paese.
2. Iveco veicoli commerciali passa in mani estere, con rischio concreto di delocalizzazione di attività, riduzione investimenti e possibile revisione delle condizioni di lavoro.
3. La parte difesa resta italiana solo per convenienza politica: in assenza di una strategia industriale nazionale, anche quel segmento rischia di diventare succube delle esigenze di conglomerati privati.
Conclusione amara
Dove va questa Italia?
Di fronte a uno dei motori produttivi del Paese, si constata che chi comanda preferisce monetizzare, non costruire futuro.
I lavoratori diventano merce da spostare, il valore tecnologico è barattato, la sovranità industriale svanisce.
Questo non è sviluppo.
È desertificazione industriale programmata.
E il silenzio di Palazzo Chigi è complice.
Avv. Paola Piccone
Insieme Liberi
