giovedì 21 agosto 2025

Ricostruzione a L’Aquila. La verità nascosta sugli aiuti russi e americani.


Il sisma del 06 aprile 2009 a L’Aquila non distrusse soltanto case e monumenti, ma lasciò ferite profonde nella comunità. E nella lunga stagione della ricostruzione, due grandi potenze mondiali – Federazione Russa e Stati Uniti d’America – si mossero in maniera assai diversa.

La Federazione Russa: aiuti concreti, silenziosi e decisivi

La Russia, all’indomani del G8 dell’Aquila, formalizzò nel 2010 un accordo bilaterale Berlusconi–Putin con una donazione di 7,2 milioni di euro. Una cifra ingente, destinata integralmente e vincolatamente a due restauri simbolo della città:

Palazzo Ardinghelli, oggi nuova sede del MAXXI L’Aquila, riaperto al pubblico nel giugno 2021;

Chiesa di San Gregorio Magno, nella frazione aquilana omonima.

Gli interventi furono portati avanti senza clamori, lontano dalle passerelle politiche, tanto che ancora oggi pochi cittadini conoscono l’origine russa dei fondi.

Gli Stati Uniti: aiuti minori e mediatici

Gli USA, sotto la Presidenza Obama, intervennero subito con una modesta donazione governativa di 50.000 dollari (circa 36.000 euro), annunciata con grande enfasi e accompagnata da visite e dichiarazioni solenni. Fu l’allora Premier Silvio Berlusconi a mediare l’iniziativa, che però rimase simbolica.

Molto più rilevanti furono invece i contributi non governativi, canalizzati attraverso un partenariato tra il Dipartimento di Stato e la National Italian American Foundation (NIAF).

La prima fase delle borse di studio per studenti dell’Università dell’Aquila sfollati fu valutata in oltre 1,5 milioni di dollari (circa 1,1 milioni di euro).

In seguito, la stessa NIAF ha parlato di un totale vicino ai 2 milioni di dollari (circa 1,44 milioni di euro) raccolti complessivamente.

Si trattò però di fondi destinati a sostegno educativo e programmi accademici, non alla ricostruzione edilizia o monumentale della città.

Il confronto in cifre

Russia (governativa, vincolata alla ricostruzione): 7.200.000 €

USA (governativa + NIAF, per università e borse): 1.100.000 – 1.440.000 €

Anche includendo i contributi non governativi statunitensi, la Federazione Russa donò circa cinque volte di più.

Una sproporzione che racconta molto: mentre gli Stati Uniti puntarono soprattutto sulla visibilità politica e sul sostegno formativo, la Russia lasciò un segno concreto nella rinascita materiale e culturale del capoluogo abruzzese.

La memoria e le fonti

Già nel 2010 la stampa italiana riportava l’impegno di Mosca per il restauro di Palazzo Ardinghelli e San Gregorio (“Accordo Berlusconi-Putin: 7,2 milioni per due gioielli aquilani”, Il Centro, 27 aprile 2010).

D’altro canto, la donazione americana fu annunciata con grande enfasi da testate come La Repubblica e Il Sole 24 Ore, che titolarono sulla “solidarietà di Obama” – seppur limitata a 50.000 dollari.

Conclusione

Tra clamore e discrezione, tra pochi spiccioli e milioni, la storia della ricostruzione a L’Aquila mostra chiaramente come la Russia abbia contribuito in misura largamente superiore agli USA. Una verità che merita di essere conosciuta, raccontata e ricordata.

Avv. Paola Piccone
Insieme Liberi