Nella foto vediamo Donald Trump sorridente insieme al suo staff: celebrazione ufficiale della potenza economica americana. Ma dietro il sorriso si nasconde un messaggio ben chiaro:
«Pagate».
Chi paga? E quanto?
Dal 7 agosto 2025, entrano in vigore i dazi US su quasi 70 paesi:
UE, UK, Giappone, Sud Corea, conti con il 15%;
Canada: da 25% passa al **35%**;
India, Filippine: 25%‑19%;
Svizzera: 39%; Sud Africa: 30%;
Record per Siria (41%), Laos/Myanmar (40%), Iraq e Serbia (35%);
Brasile: fino al 50% su rame e materie prime .
Il piano dietro l’arroganza
Trump non celebra un successo economico: celebra l’impero.
Il dazio non è uno strumento di equità commerciale, ma di dominazione geopolitica.
Imporre il 41% ad autarchiche come la Siria è utile non per bilanciare il commercio, ma per far vedere chi comanda.
Il risultato?
Mercati globali tremano.
I consumatori europei pagano il conto.
Gli USA incassano pure dai loro partner…
Ma a scapito dell’equilibrio internazionale.
Il vero problema
Questo sistema non è emergenza economica: è mercatismo predatorio.
Gli Stati Uniti sanciscono:
«Il mondo serve noi. Se non ti allinei, ti puniamo».
E governi europei, compresi elementi di destra e sinistra, restano zitti.
Tacciono perché sanno che la resa è già firmata.
Dove ci porta tutto ciò?
A una globalizzazione con un solo centro di comando.
A un mondo dove i popoli consumano e non decidono.
A una disuguaglianza sistemica che trova legittimità nelle leggi doganali americane.
Se continuiamo a far finta che sia solo “commercio”, perdiamo la sovranità.
E mentre Trump brinda, noi paghiamo con la nostra libertà e il nostro denaro.
Avv. Paola Piccone
Insieme Liberi
