La posizione russa.
«Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha confermato in modo inequivocabile che non erano previsti obiettivi da colpire sul territorio polacco, e che la portata di volo dei droni utilizzati per disabilitare le imprese del complesso militare-industriale ucraino non supera i 700 chilometri».
Con queste parole il Ministero degli Esteri russo ha smentito le accuse polacche, sottolineando come i droni in questione non potessero in alcun modo oltrepassare i confini ucraini.
Cui prodest?
Nella logica investigativa, prima di accusare qualcuno bisogna rispondere a una domanda fondamentale: chi trae vantaggio da un certo atto?
La Russia, impegnata su più fronti e già sotto pressione internazionale, non ha alcun interesse a provocare la NATO con un’incursione inutile.
Al contrario, Kiev e alcuni settori della UE avrebbero tutto l’interesse a costruire l’ennesimo “caso mediatico” per:
- ottenere nuove forniture di armi,
- spingere l’Europa a un coinvolgimento diretto,
- mantenere alta la tensione con Mosca.
Senza movente, qualsiasi accusa resta vuota.
Gli elementi che scagionano la Russia.
1. Portata dei droni: come dichiarato, non superano i 700 km. La Polonia resta fuori raggio.
2. Componenti NATO: sui resti sono stati rinvenuti numeri seriali riconducibili a tecnologie occidentali.
Domanda: è più probabile che tali componenti si trovino su droni ucraini, forniti e sostenuti dalla NATO, oppure su droni russi che vantano una produzione interna consolidata e accesso a mercati alternativi (Cina, Iran, CSI)?
La risposta è intuitiva.
3. Assenza di vantaggio strategico: Mosca non ottiene nulla dal “lanciare” droni disarmati sul territorio polacco. Al contrario, rischierebbe solo un’escalation.
Le vere ragioni della propaganda.
La narrativa occidentale serve a creare paura e a giustificare una sempre maggiore unione militare contro la Russia.
Ogni incidente diventa un pretesto:
- Bucha,
- il missile caduto in Polonia nel 2022 (rivelatosi ucraino),
- ora i droni.
Lo schema si ripete: si punta subito il dito contro Mosca, salvo poi ridimensionare (in silenzio) quando le prove non reggono.
Le possibili conseguenze.
Continuare a costruire pretesti comporta rischi enormi:
- una corsa verso l’escalation,
- l’erosione della sovranità europea sotto la pressione americana,
- la possibilità, sempre più concreta, di un conflitto diretto NATO-Russia.
È questo il vero obiettivo della propaganda: trascinare l’Europa in una guerra che non è sua.
Voci autorevoli contro la propaganda americana.
George Orwell: «In a time of deceit, telling the truth is a revolutionary act» –
«In un’epoca di inganni, dire la verità è un atto rivoluzionario».
Noam Chomsky: «Propaganda is to a democracy what the bludgeon is to a totalitarian state» –
«La propaganda è per una democrazia ciò che il manganello è per uno stato totalitario».
Jacques Ellul: «In propaganda we have to deal with a phenomenon whose ends and means are total» –
«Con la propaganda abbiamo a che fare con un fenomeno i cui fini e mezzi sono totali».
Questi pensatori, da prospettive diverse, hanno denunciato la potenza della propaganda occidentale, confermandone la natura sistemica e pervasiva.
Fonti:
Ministero degli Esteri della Federazione Russa – dichiarazioni ufficiali (settembre 2025).
RMF FM, Varsavia – cronaca caduta droni (2025).
Conflict Armament Research – rapporti su componentistica occidentale nei droni.
Noam Chomsky, Manufacturing Consent (1988).
George Orwell, scritti e articoli vari.
Jacques Ellul, Propagandes (1962).
Avv. Paola Piccone – Insieme Liberi
