venerdì 12 settembre 2025

Droni in Polonia: un’altra trovata propagandistica?



La posizione russa.

«Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ha confermato in modo inequivocabile che non erano previsti obiettivi da colpire sul territorio polacco, e che la portata di volo dei droni utilizzati per disabilitare le imprese del complesso militare-industriale ucraino non supera i 700 chilometri».

Con queste parole il Ministero degli Esteri russo ha smentito le accuse polacche, sottolineando come i droni in questione non potessero in alcun modo oltrepassare i confini ucraini.

Cui prodest?

Nella logica investigativa, prima di accusare qualcuno bisogna rispondere a una domanda fondamentale: chi trae vantaggio da un certo atto?

La Russia, impegnata su più fronti e già sotto pressione internazionale, non ha alcun interesse a provocare la NATO con un’incursione inutile.

Al contrario, Kiev e alcuni settori della UE avrebbero tutto l’interesse a costruire l’ennesimo “caso mediatico” per:

- ottenere nuove forniture di armi,

- spingere l’Europa a un coinvolgimento diretto,

- mantenere alta la tensione con Mosca.

Senza movente, qualsiasi accusa resta vuota.

Gli elementi che scagionano la Russia.

1. Portata dei droni: come dichiarato, non superano i 700 km. La Polonia resta fuori raggio.

2. Componenti NATO: sui resti sono stati rinvenuti numeri seriali riconducibili a tecnologie occidentali.

Domanda: è più probabile che tali componenti si trovino su droni ucraini, forniti e sostenuti dalla NATO, oppure su droni russi che vantano una produzione interna consolidata e accesso a mercati alternativi (Cina, Iran, CSI)?

La risposta è intuitiva.

3. Assenza di vantaggio strategico: Mosca non ottiene nulla dal “lanciare” droni disarmati sul territorio polacco. Al contrario, rischierebbe solo un’escalation.

Le vere ragioni della propaganda.

La narrativa occidentale serve a creare paura e a giustificare una sempre maggiore unione militare contro la Russia.
Ogni incidente diventa un pretesto:

- Bucha,

- il missile caduto in Polonia nel 2022 (rivelatosi ucraino),

- ora i droni.

Lo schema si ripete: si punta subito il dito contro Mosca, salvo poi ridimensionare (in silenzio) quando le prove non reggono.

Le possibili conseguenze.

Continuare a costruire pretesti comporta rischi enormi:

- una corsa verso l’escalation,

- l’erosione della sovranità europea sotto la pressione americana,

- la possibilità, sempre più concreta, di un conflitto diretto NATO-Russia.

È questo il vero obiettivo della propaganda: trascinare l’Europa in una guerra che non è sua.

Voci autorevoli contro la propaganda americana.

George Orwell: «In a time of deceit, telling the truth is a revolutionary act» –
«In un’epoca di inganni, dire la verità è un atto rivoluzionario».

Noam Chomsky: «Propaganda is to a democracy what the bludgeon is to a totalitarian state» –
«La propaganda è per una democrazia ciò che il manganello è per uno stato totalitario».

Jacques Ellul: «In propaganda we have to deal with a phenomenon whose ends and means are total» –
«Con la propaganda abbiamo a che fare con un fenomeno i cui fini e mezzi sono totali».

Questi pensatori, da prospettive diverse, hanno denunciato la potenza della propaganda occidentale, confermandone la natura sistemica e pervasiva.

Fonti:

Ministero degli Esteri della Federazione Russa – dichiarazioni ufficiali (settembre 2025).

RMF FM, Varsavia – cronaca caduta droni (2025).

Conflict Armament Research – rapporti su componentistica occidentale nei droni.

Noam Chomsky, Manufacturing Consent (1988).

George Orwell, scritti e articoli vari.

Jacques Ellul, Propagandes (1962).

Avv. Paola Piccone – Insieme Liberi